Un luogo di culto preromano

sul Monte Calvario ad Auronzo

 

Dal 2002 la nostra Associazione si è interessata alle attività del Gruppo Archeologico Cadorino e, grazie al contatto frequente con Giovanni Zandegiacomo, attuale presidente, abbiamo attinto informazioni sullo scavo in corso sul Monte Calvario sia in modo diretto (partecipando ad una giornata di lavoro ed effettuando altre visite in loco) che indiretto (dai Bollettini 2000 e 2003 del Gruppo, da articoli e da libri).

Il Calvario (m 928 s.l.m.) è posto a est-nord-est del centro di Auronzo di Cadore sulla sinistra orografica del torrente Ansiei, affluente del Piave; vi si accede direttamente dal centro abitato tramite un vecchio sentiero che conduce alla cima, seguendo lo svolgersi delle stazioni di una via Crucis, documentata già nel 1776.

Racconta Zandegiacomo: “Sul Monte Calvario di Auronzo, nel settembre 1999, ho rinvenuto alcune monete romane del II-IV secolo d.C., un pane di piombo di circa 1kg, una grossa scoria di fusione (probabilmente da produzione di rame); poco più lontano, ripulendo con Eugenio Padovan una fascia di un metro per due su una struttura in pietra, è stato scoperto un vasetto bronzeo con all'interno una sostanza rossastra; sono stati rinvenuti anche frammenti anforacei e di laterizi”. Da qui deriva la prima notizia sui ritrovamenti che viene divulgata dal Gazzettino con un breve articolo, dopo la consegna del piccolo tesoro alla Soprintendenza da parte dello scopritore.

Successivamente” continua Zandegiacomo “nella primavera del 2000, il Signor Elio Vecellio Galeno e la signora Marilisa Zandegiacomo Sampogna vedono affiorare dal terreno sulla sommità del Monte un oggetto verdastro; incuriositi hanno estratto una lamina bronzea rettangolare; a questo punto alzate alcune zolle, in un metro quadrato circa, hanno rinvenuto un vero e proprio tesoro archeologico: frammenti di altre due lamine iscritte in venetico, un disco quasi integro con una figura femminile, un altro disco integro con una figura probabilmente maschile, un manico di mestolo (simpulum) iscritto anch’esso, una tazza di mestolo con iscrizione sul fondo, un piccolo oggetto semisferico con due fori circolari (tutti oggetti in bronzo di tradizione preromana) e cinque monete romane d'argento che Giancarlo Arnoldo ha datato dal 129 a.C. al 15 d.C., quindi di età repubblicana ed imperiale”.

Dopo questi avvenimenti, il Gruppo Cadorino si è attivato per raccogliere fondi al fine di poter effettuare uno scavo scientifico; ha ottenuto l'autorizzazione della Soprintendenza e quella dei proprietari dei terreni; ha presentato un progetto che è stato generosamente finanziato dalla Fondazione Cariverona e dalla Regione Veneto; anche il Gruppo ha contribuito economicamente. I saggi si sono svolti nel settembre 2001 a cura della ditta Davide Pacitti, con la direzione scientifica della Soprintendenza del Veneto nella persona della dott.ssa Giovanna Gangemi, e sono stati ripresi poi nel giugno 2002 per terminare a luglio.

I risultati delle campagne di scavo 2001 e 2002 vengono descritti nel libro ‘ I Veneti dai bei cavalli ’ della Regione Veneto: sono stati scoperti materiali vari e le strutture murarie di un'area sacra, attiva almeno dal II secolo a.C. e utilizzata fino al IV secolo d.C.

Il settore posto immediatamente a sud della sommità del Calvario, limitatamente indagato, tra l'altro ha restituito un altro manico di simpuIum iscritto, ganci e anelli di sospensione.

Nel settore ovest del colle, durante le analisi stratigrafiche è stato recuperato un blocco di travertino lavorato, definito come ‘cassetta delle offerte’, vicino al quale sono state ritrovate monete del Norico (‘oboli’ d’argento), una fibula tipo Nauheim (solitamente corredo di militari), monete romane (repubblicane e traianee), ossa di animali e qualche frammento di lamina bronzea.

Il camminamento che porta alla zona delle offerte era costituito da lastre litiche ed era posto all'esterno del cosiddetto recinto sacro lungo circa 8 metri; il recinto, costituito da un muro a secco, aveva forma semicircolare come il camminamento e poteva avere in origine un'altezza intorno al metro.

Gli scavi intrapresi a nord, all’interno del recinto dove appariva una depressione, hanno portato alla luce i resti di un vano interrato a pianta rettangolare (m 6,00 x m 7,30 ca.), delimitato da muratura in pietra legata con malta di calce, i cui strati di crollo ricoprivano un pavimento in cubetti di cotto. Allo stato attuale delle indagini, è difficile precisare la funzione di questo vano; i reperti individuati sono stati: monete di età imperiale, una pinzetta di ferro, un anello con castone, una perla in pasta vitrea, uno stilo di bronzo e una fibula zoomorfa di epoca tardoantica.

La ricchezza di informazioni ricavabili dal sito permette di ampliare le conoscenze in vari ambiti relativamente al periodo indicato: da quello cultuale a quello linguistico, a quello metallurgico, a quello dei collegamenti viari, a quello costruttivo, a quello tipologico dei materiali. Noi qui accenneremo solamente ad alcuni di questi aspetti.

Si presuppone che intorno a questo ambiente, cisterna o recinto sacro che fosse, potessero svolgersi i riti con le processioni e le relative donazioni, cerimonie che prevedevano anche sacrifici animali con la loro macellazione. Le donazioni erano costituite da simpula iscritti, ai quali dopo il rito della libagione veniva spezzato il manico, e da lamine a forma di pelle di bue, con dediche e/o invocazioni scritte, che erano presumibilmente appese ad alberi o travi del santuario; lamine analoghe sono state ritrovate su un territorio che va da Altino lungo l’asta del Piave fino a Gurina in Austria, definendo con ciò un bacino di primaria importanza già dalla seconda etá del Ferro, e che perdura fino alla piena romanità.

Dal punto di vista linguistico, la dottoressa Marinetti, esperta in venetico, in una nota del catalogo della mostra di Montebelluna AKEO, scrive che “le iscrizioni di Auronzo dimostrano la continuazione dell'uso della scrittura venetica anche nel II secolo d.C., quando fino ad oggi si pensava venisse sostituita dal latino già nel I secolo a. C.; le implicazioni di questa scoperta rispetto al rapporto fra civiltà dei Veneti Antichi e civiltà Romana sono notevoli”.

“Il santuario” come ha rilevato la dott.ssa Gangemi “attesta anche, una precoce e pacifica romanizzazione delle genti autoctone auronzane suffragata dalle monete repubblicane che riportavano incisa la M di Maisterator”; Maisterator è un elemento linguistico individuato sulle lamine, che forse indica la divinità invocata oppure magistrati o personaggi similari.

“Di notevole importanza interpretativa sono poi i dischi di bronzo finemente cesellati e raffiguranti, probabilmente, le divinità e i riti”, dice Padovan in un articolo del 2002. “ Il primo, probabilmente il più antico, è molto simile a quelli detti di Montebelluna, anche se l'antiquario dal quale furono acquistati disse di averli recuperati in provincia di Belluno e più precisamente nella vallata Agordina; esso riporta una figura femminile vista di fianco con il tipico abbigliamento venetico e ricollegabile ai culti della madre terra con, tuttavia, una particolarità: sono presenti grappoli d'uva che forse riconducono a riti dionisiaci, verosimilmente legati al vino. Anche sul secondo disco, che riporta una figura asessuata, quindi un dio, visto di fronte e con la testa ‘riccioluta’, con a lato oggetti quali il coltello per i sacrifici, uccelli ed animali, viene raffigurato ancora un grappolo d'uva: qualcosa di unico che non trova alcun riscontro nel Veneto e nemmeno altrove e che indica un possibile anello di congiunzione tra religiosità arcaica venetica e culti della piena età romana, senza discontinuità evidenti “.

Il santuario quasi sicuramente faceva parte di un probabile insediamento che si estendeva in zona: di esso si intuiscono, lungo i versanti della collina e nella parte retrostante, segni marcati sul terreno e diversi terrazzamenti.

Conclude Zandegiacomo: “Nel 2003 al Calvario non è avvenuto alcun scavo archeologico, ma dato che ancora una volta le domande sono più delle risposte, ci siamo attivati per continuare l’indagine nella primavera del 2004 “, .

Noi, come ARCA, ci impegniamo a riferire ai lettori i risultati di questa ulteriore ricerca non appena saranno resi pubblici.

Gruppo ARCA

   Lamina votiva in bronzo con scritta in venetico

     ritrovata sul  monte Calvario di Auronzo di Cadore

 

 

 

 

   

  ‘Dischi’ del Calvario di Auronzo di Cadore

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